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2007/12/4 HHHigh Hopes – Pink Floyd Beyond the horizon of the place we lived when we were young
2007/11/22 Nuove vie d'accesso... Lasciata l'ultima pagina dei Figli di Húrin, il lettore potrà ritornare alla rilettura del Signore degli Anelli scoprendo nuove e prima inavvertite vie d'accesso.
(Quirino Principe)
Un lettore impaziente di scoprire nuove e prima inavvertite vie d'accesso. 2007/11/18 al ristorante + kulmbacherScena I, Atto I
Al ristorante
Cameriere: Buonasera.
Cliente (notando che gli altri commensali non rispondono e voltandosi dal cameriere): Come?
Cameriere (dopo una pausa in cui guarda strano il cliente): Buonasera (...)
Cliente più gli altri commensali ridacchianti: Buonasera...
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gioco a tema: HomeRun - L'ubriaco![]()
2007/11/3 Perché ridiamo delle persone che cadono?
« Curioso questo nostro ridere delle persone che cadono, non ti sembra? C’è un filosofo francese, un certo Bergson il quale sostiene che noi ridiamo per ristabilire l’equilibrio messo in discussione da un gesto disordinato e meccanico. Le persone, sostiene Bergson, partecipano di un movimento continuo; tutto si muove e corre in noi: il sangue, le cellule che si rinnovano in continuazione, la pelle, le unghie, i capelli, tutto cresce e si rigenera. Quando un corpo cade, perde per un momento la sua scioltezza, il suo moto ordinato entra in crisi, prende ad assomigliare pericolosamente a un burattino, a qualcosa di inanimato e meccanico. Allora gli altri, i presenti alla caduta, preoccupati da questa minaccia di disordine, danno sfogo al riso per ripristinare lo stato di normalità. Il riso sarebbe insomma un atto “terapeutico” contro la minaccia del disordine mortale, in favore dell’ordine vitale. Pirandello, poi, ci ha messo un tocco tutto suo stabilendo che fra ridere “contro” e ridere “con” c’è una grande differenza morale. Ridere “contro” fa parte della comicità: si mette in berlina qualcuno per criticarlo, o anche distruggerlo. Il cuore va “anestetizzato” per ridere su e di qualcuno e delle sue disgrazie. Invece ridere “con” fa parte dell’umorismo, che vuole il sorriso più che la risata. Si sorride senza perdere la simpatia e la comprensione per la persona che sta nei guai. »
tratto da Dacia Maraini, Dolce per sé, 1997. 2007/10/30 tlos
On either side the river lie Lord Alfred Tennyson, The Lady Of Shalott, 1833.
2007/10/2 similitu
Si tratta della band islandese Eldur. Il terzo da sinistra non ricorda qualcuno? No, dico*, è uguale!
*come direbbe Raffaella Pavone Lanzetti 2007/9/28 il volo del bradipoMa sarà poi normale non ricordarsi che esame si è dato due mesi prima? Cioè, non che esame nel senso che non ci si ricorda la materia; ciò che si trova in un incredibile alone di oblìo è il contenuto dell'esame. Spero di no. Spero che non sia normale, dico, perché se lo è - se per tutti voi questa è una piallana realtà di fatto - la questione è anzichenò seria! Se già non si ricorda che cosa si è appreso dopo un lasso di tempo tanto ridotto, che ne sarà di quelle nozioncine da noi tanto meticolosamente inscaffalate nella mente tra 2, 3, 10 anni? Un po' come se un tale si mette in testa di metter su qualche chilo e per raggiungere l'obiettivo prende ad abbuffarsi come un cinghiale selvatico a dieta di tutto ciò che gli capita a tiro, per diversi giorni di fila, sinché... be', potete immaginare che zuppa ne verrà fuori. Lo sa persino il bambino delle barrette Kinder che per ingrassare bisogna mangiare a poco a poco. Ora penso che la smetterò con questa arcinota cantilena che spesso canticchio (i miei sfortunati conoscenti ne sanno qualcosa). In fondo chissene, tanto “noi siamo il futuro,,!
Chi può ci beva sopra qualcosa di forte. Chi non può può invece consolarsi con un paio di tranquilli videii. ▼
"La pubblicità è l'anima del commercio", no?
Ma sì, facciamo un po' di pubblicità a chi non ne ha bisogno!
Alla Adidas, ad esempio
e all'Alfa Romeo (spot bandito da mtv dopo 7 giorni - - - il corsivo sta a significare che va letto horroristicamente) 2007/9/12 insp
Da The Dreamers (2003), di Bernardo Bertolucci.
Jusepe de Ribera, Philosoper holding a mirror, sec. XVI.
2007/9/1 Analisi
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Le facoltà mentali che definiamo analitiche sono di per sé poco suscettibili di analisi. Le intendiamo a fondo unicamente nei loro effetti. Di esse sappiamo, tra l'altro, che per chi le possiede in misura straordinaria sono, sempre, fonte del più vivo godimento. Come l'uomo forte gode della propria prestanza fisica, dilettandosi di quegli esercizi che impegnano i suoi muscoli, così l'analista si compiace di quell'attività mentale che risolve. Trae piacere anche dalle occupazioni più banali, purché impegnino i suoi talenti. È appassionato di enigmi, di rebus, di geroglifici, facendo mostra nel risolverli di un acumen che a un'intelligenza comune appare soprannaturale. I risultati cui perviene, dedotti dall'anima stessa, dall'essenza del metodo, hanno, in verità, tutta l'aria dell'intuizione. La capacità di risolvere è probabilmente potenziata dallo studio della matematica e soprattutto del ramo più nobile di essa che impropriamente, e solo a causa delle sue operazioni a ritroso, è stato denominato analisi, quasi lo fosse par excellence. Eppure calcolare non è di per sé analizzare. Un giocatore di scacchi, ad esempio, calcola, senza ricorrere all'analisi. Ne consegue che il gioco degli scacchi, per quanto concerne il suo effetto sull'abito mentale, è ompletamente frainteso. Non sto scrivendo un trattato, ma semplicemente premettendo alcune osservazioni fatte un po' a casaccio a una narrazione piuttosto singolare; colgo pertanto l'occasione per sostenere che le facoltà superiori dell'intelletto riflessivo vengono messe alla prova più decisamente e con maggiore utilità dal più modesto gioco della dama che dall'elaborata vacuità degli scacchi. In quest'ultimo gioco, dove i pezzi hanno movimenti diversi e «bizzarri», secondo valori vari e variabili, quanto è solo complicato passa (errore tutt'altro che insolito) per profondo. Vi si esige un'attenzione davvero straordinaria. Ove essa si allenti per un attimo, ne conseguirà una svista comportante un danno o una sconfitta. Poiché le mosse possibili non sono solo molteplici, ma anche complesse, le occasioni per simili sviste si moltiplicano, e nove volte su dieci chi vince non è il giocatore più sottile, ma quello capace di maggior concentrazione. A dama, al contrario, dove le mosse sono di un unico tipo e scarse le variazioni, le probabilità di distrazione sono minori, e poiché la mera attenzione viene impiegata solo relativamente, i risultati ottenuti da entrambi gli avversari sono da attribuirsi a un acumen maggiore. Ma lasciamo le astrazioni. Immaginiamo una partita a dama dove i pezzi siano ridotti a quattro-dame, e dove, naturalmente, non sia probabile alcuna svista. È chiaro che qui la vittoria sarà decisa (dal momento che i giocatori si equivalgono) solo da una mossa recherchée, risultato di un poderoso sforzo dell'intelletto. Privato delle consuete risorse, l'analista penetra nello spirito dell'avversario, si identifica con esso, e non di rado vede così, con una sola occhiata, l'unico metodo (talora assurdamente semplice) con cui può indurre l'altro in errore o fargli fare, per la fretta, un calcolo sbagliato. Da lungo tempo il whist è apprezzato per l'influenza che esso esercita su quella che viene definita capacità di calcolo; e si sa che uomini di altissimo intelletto ne hanno tratto un diletto apparentemente inspiegabile, mentre hanno disdegnato gli scacchi come gioco frivolo. Senza dubbio non v'è tra i giochi nulla che impegni a tal punto la facoltà di analisi. Il miglior giocatore di scacchi della cristianità sarà il miglior giocatore di scacchi o poco più; ma l'abilità al whist implica una probabilità di successo in tutte quelle imprese tanto più importanti in cui una mente si trova a lottare con un'altra mente. Quando dico abilità, intendo quella perfezione di gioco che implica la conoscenza di tutti i mezzi da cui possa trarsi legittimo vantaggio. Tali mezzi non sono soltanto molteplici ma multiformi, e si celano spesso in recessi del pensiero assolutamente inaccessibili all'intelligenza normale. Osservare attentamente significa ricordare con chiarezza; e, sotto questo aspetto, l'attento giocatore di scacchi riuscirà benissimo nel whist; d'altra parte, le «regole di Hoyle» (anch'esse basate sulla mera meccanica del gioco) sono di facile e generale comprensione. Così avere una memoria salda e attenersi fedelmente alle «regole» sono punti eneralmente considerati come il meglio, il massimo del ben giocare. Ma è nei casi che si collocano fuori delle pure e semplici regole che si manifesta l'abilità dell'analista. In silenzio, egli fa una quantità di osservazioni e deduzioni; lo stesso, forse, fanno i suoi compagni di gioco; ma la differenza nella portata delle informazioni così ottenute non consiste tanto nella validità della deduzione quanto nella qualità dell'osservazione. Quel che e necessario sapere è che cosa bisogna osservare. Il nostro giocatore non si pone limiti, né, per il fatto che l'oggetto è il gioco, trascura di trarre deduzioni da ciò che è estraneo al gioco. Scruta l'espressione del suo compagno, confrontandola attentamente con quella di ciascuno dei suoi avversari. Tiene d'occhio il modo in cui, a ogni mano, ciascuno dispone le proprie carte, spesso contando gli assi e le figure grazie agli sguardi dei giocatori che via via ne sono in possesso. Nota il mutare dei volti man mano che il gioco procede, traendo materia di riflessione dalle diverse espressioni: sicurezza, sorpresa, trionfo, disappunto. Dal modo di raccogliere un'alzata, giudica se chi la prende ha la possibilità di farne un'altra dello stesso seme o colore. Riconosce la carta giocata per ingannare dal modo in cui viene buttata sul tavolo. Una parola casuale o distratta; una carta caduta o scoperta accidentalmente, e il nervosismo o la noncuranza con La capacità analitica non deve essere confusa con la semplice ingegnosità; giacché mentre l'analista è necessariamente ingegnoso, l'uomo ingegnoso è spesso assolutamente negato all'analisi. La facoltà di collegare o combinare, attraverso cui l'ingegnosità comunemente si manifesta, e alla quale i frenologi hanno assegnato (secondo me, a torto) un organo a parte, considerandola una facoltà originaria, è stata così frequentemente riscontrata in persone il cui ivello intellettuale rasentava per altri versi l'idiozia, da attirare l'attenzione di tutti gli studiosi di scienze morali.
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Da Edgar Allan Poe, I delitti della Rue Morgue, 1841.
2007/7/3 stranezze
Per la serie "scopiazziamo dagli altri blog", riporto qua «una lista di affermazioni curiose e difficilmente verificabili che giravano in rete», tratta dal blog di Giavasan.
1. Il muscolo più forte del corpo umano è la lingua. 2. La maggior parte delle particelle di polvere nelle case è composta di pelle morta. 3. Gli orsi polari sono tutti mancini. 4. Lo stomaco umano produce un nuovo strato di muco ogni due settimane, per evitare di autodigerirsi. 5. L’occhio dell’ostrica è più grande del suo cervello. 6. Mediamente, le persone hanno più paura dei ragni che della morte. 7. Le orecchie e il naso non smettono mai di crescere. 8. In Islanda è vietato possedere animali domestici. 9. Nessun pezzo di carta può essere ripiegato su se stesso più di sette volte. 10. Si bruciano più calorie dormendo che guardando la televisione. 11. La sedia elettrica fu inventata da un dentista. 12. Ogni anno si stampano più banconote per il Monopoly che banconote legali. 13. La più lunga parola in lingua inglese è composta di 1913 lettere, e indica una parte ben precisa del DNA. 14. Il nome più diffuso nel mondo è Mohammed. 15. In qualsiasi momento, lo 0.7% della popolazione mondiale è ubriaca. 16. Negli scacchi esistono 169,518,829,100,544,000,000,000,000,000 modi diversi di giocare le prime dieci mosse. 17. E’ impossibile suicidarsi trattenendo il respiro. 18. In ogni episodio di “Seinfeld” compare un Superman da qualche parte.
Mi propongo di accrescere la lista e di approfondire (e risolvere) alcune delle stranezze, tipo la n°3. Prossimamente (forse) 2007/7/1 Sarebbe un errore pensare che l’uomo comune ami la libertà.
Sarebbe un errore ancora più grande supporre che la libertà sia una facile conquista.
La libertà è difficile da ottenere, è più facile rimanere schiavi.
Nikolaj Berdjaev
![]() Otto Marseus Von Schrieck, sottobosco con ramarro che caccia le farfalle, 1648-1663.
2007/6/25
Colui che non sa niente, non ama niente.
Colui che non fa niente, non capisce niente. Colui che non capisce niente è spregevole. Ma colui che capisce, ama, vede, osserva... La maggiore conoscenza è congiunta indissolubilmente all'amore.
Chiunque crede che tutti i frutti maturino contemporaneamente come le fragole,
non sa nulla dell'uva.
Paracelso
2007/6/24 SM!...
Muhauah
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E, anche se non c'entra niente...
Trascende il mio controllo. |
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