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7/26/2008 Della bimba e della pietra
La bimbetta camminava su una strada deserta e dissestata, una di quelle strapiene di ciottoli inutili – inutili perché non c’è uno straccio di paludetta o di pozzanghera nel raggio di chilometri sulla cui superficie all’occorrenza li si potrebbe far rimbalzare, dimenticandosi delle ore passanti, e inutili perché il passare là sopra in bicicletta provocherebbe dolori semi-atroci – che nessuno ha mai pensato di rendere più agevoli perché, appunto, inutili (l’ho già detto inutili?). Perché la bimbetta passava di là? Portava forse un cesto di cibarie alla nonna? Naa... roba già vista. Andava a raccogliere le bacche? Neanche, non era stagione. Insomma, a nessuno importa quel che andava a fare. Facciamo che si era persa (ma non è neanche così). La stradicciola piegava su una curva, e tanto deserta non era: ad un tratto comparve qualcosa. Un completo blu di un paio di taglie più grandi, più delle scarpine appuntite improbabili, più un megacollettone tutto pizzo a “incorniciare” il viso cadente (un viso che se non ci fosse stato quel centimetro e mezzo di cerone a tenerlo insieme avresti detto che si sarebbe sbriciolato sul candido collettone) facevano da contenitore a un corpo forse ultramillenario. Capelli color avorio, tirati all’indietro e non più lunghi delle spalle, si spargevano in tutte le direzioni stabilite dal cssss della lacca; gli occhi cerchiati di viola, le cui palpebre si erano ritirate chissà dove, fissavano la gaia bimbetta. – Dove vai, bimbetta? – Non so, vecchiaccia; l’autore non me l’ha detto. – Ma bimbetta, si va sempre da qualche parte. Io, ad esempio, sto tornando nella mia scatola, anche se l’autore non l’ha specificato. Mi sono guardata sullo specchio di un lago, molto lontano da qui, e ho creduto che fosse la cosa migliore da fare. – Eppure io non lo so; so soltanto che devo trovare una pietra, perché così recita il titolo. La vecchiaccia tacque, fece per pensarci. Poi, in un sussulto, disse: – Ma qui è pieno di pietre! Guardati sotto le scarpe. La bimbetta fece tanto d’occhi. Raccolse uno di quei ciottoli, uno di quelli che si erano offesi per l’iniziale definizione di inutilità, e se ne andò via saltellando. Sulla faccia della vecchia si dipinse un espressione di disappunto e delusione, molto simile a quella che ha il lettore arrivato sino a questa riga.
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